Perché odiano il libero Cav.

Dico a quei parlamentari e giornalisti che tentano di ipnotizzarci con la nenia “le sentenze si rispettano” che mi sembrano incantatori di serpenti: vogliono inoculare nelle coscienze l’affievolimento del diritto individuale progettando sudditanze. Quel refrain è nei fatti un esautoramento inaccettabile soprattutto se ripetuto da un presidente della Repubblica. Mi chiedo come sia possibile che individui da noi delegati a proteggere i nostri requisiti costituzionali possano poi ripetere quel proclama antipolitico per assuefarci a subire qualsiasi aberrazione giudiziaria. di Elvira Banotti
23 AGO 20
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Dico a quei parlamentari e giornalisti che tentano di ipnotizzarci con la nenia “le sentenze si rispettano” che mi sembrano incantatori di serpenti: vogliono inoculare nelle coscienze l’affievolimento del diritto individuale progettando sudditanze. Quel refrain è nei fatti un esautoramento inaccettabile soprattutto se ripetuto da un presidente della Repubblica. Mi chiedo come sia possibile che individui da noi delegati a proteggere i nostri requisiti costituzionali possano poi ripetere quel proclama antipolitico per assuefarci a subire qualsiasi aberrazione giudiziaria. Nella Costituzione il domicilio è dichiarato inviolabile (ma non quello di Berlusconi) mentre l’art. 15 precisa che la libertà, la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili (ma non per Berlusconi). Mi chiedo: quali vantaggi ricercano magistratura e partiti della sinistra postulando la sottomissione al dispotismo! Teniamolo presente quando li voteremo.
Proclamare ossessivamente che “le sentenze vanno rispettate” è la celebrazione di una mostruosa azione servile da parte di individui eletti ma trasfigurati da un malato senso di stupidità che può solo preannunciare conflitti tribali. Il diritto alla difesa è infatti il primo stato naturale della persona e non un ideale astratto: e io sono sensibile all’eco che mi suscita la capacità di resistenza a qualsiasi sopruso da parte di chiunque. Solo la consapevolezza di chi era ed è dotato di un lucido senso di sé ha consentito ad altri di seguire lo stesso percorso per uscire dal buio di tirannie storicamente istituite su presupposti esclusivamente punitivi. Il diritto alla giustizia resterà sempre inscritto come principio istitutivo della singola persona e non come attributo dei codici (oggi apertamente stagnanti e squalificati come lo sono anche i nostri tribunali).
Ed è compito di noi cittadini far valere l’interesse collettivo regolando le relazioni economiche finanziarie e sociali e imponendo limiti invalicabili a imposizioni o perversioni politiche o giudiziarie. Oggi siamo spettatori capaci di decifrare le correlazioni vistose dell’antagonismo di alcuni magistrati contro Silvio Berlusconi e abbiamo individuato i preliminari dei pubblici ministeri che nulla hanno a che vedere con la giustizia. Mentre l’intero assetto della procura milanese agiva come un politburo contro un presidente del Consiglio in carica, la città stessa era da anni diventata plateale sede di prostituzione: oggi polizia e procure della Repubblica conoscono nomi cognomi e reati di una rete articolata di soggetti, ma fino a questo momento nessun nome è trapelato sul Fatto quotidiano o sulla Repubblica. I media hanno invece messo alla gogna le adolescenti delle quali viene quasi fornito l’identikit. Al contrario avevano tutti l’obbligo di proteggere le loro persone… e invece! Ci credono forse deficienti?
Traspare nitidamente che Berlusconi è diventato destinatario di un clamoroso quanto irrazionale livello di punibilità, esattamente così come lo siamo state noi donne per millenni, costringendoci a metà del secolo scorso a dirottare imponenti energie per disarticolare norme di esistenza progettate sulla degenerazione vistosa del mondo maschile. Ed è solo dopo gli anni 70 che noi femministe siamo riuscite ad aprire le prime crepe nei cosiddetti Codici dell’Inciviltà. Le nostre esistenze si sono dipanate appunto grazie alla lucidità con cui ci siamo opposte a tutte quelle formule accatastate nel cosiddetto “diritto” con le quali venne fondata la religione dell’oltraggio all’intero universo femminile. In questi mesi ho notato che siamo state soprattutto noi donne a intervenire in difesa di Silvio Berlusconi, in quanto riteniamo che il diritto soggettivo non sia comprimibile e sia un irrinunciabile preliminare alla difesa della vita. Altrimenti si sopprime l’esperienza dinamica delle comunità: tanto che prima di applicare qualunque pena i giudici devono assolutamente proteggere i diritti della persona. Un potere concreto che l’ex magistrato Di Pietro – ispiratore di mentalità belluine… terrificanti – non è mai stato capace di decifrare: e così ha finito con l’esibirsi strumentalmente come tribuno in una sede di sofisticati profeti della colpa. Quei magistrati sono stati capaci di rovesciare tonnellate di calcestruzzo sulle nostre facoltà mentali. Credete plausibile il suicidio di Cagliari? Quella fu una strategia sadica destinata a provocare ben altro: nascondeva l’intento di istituire un’inferiorità morale in un uomo di potere che veniva gravato di ogni possibile reato.
Più che nobile l’azione politica del Partito radicale, che ha fatto emergere le gravi responsabilità di una politica della giustizia ispirata dall’arroganza di alcuni soggetti; facendo in particolare emergere la funzione inqualificabile di un Consiglio superiore della magistratura che ritualizza riunioni da vecchio impero convalidando la pratica di un’ingiustizia socialmente pericolosa. Le cause durano anni e anni perché in tal modo le persone restano ostaggio di rischi imprevedibili e quindi appese all’insicurezza perenne, mentre il singolo nero-mantellato – tenendo in pugno un numero indiscriminato di persone – si è nutrito di sensazioni squilibrate ammalandosi di elefantiasi. Ora che hanno assaporato la forza egemone del ricatto sarà difficilissimo neutralizzare il sadismo che ha ormai corroso la loro psicologia.
Del resto gli stessi parlamentari sono terrorizzati dalla tracotanza dell’Anm (di formazione hegeliano-marxista) tanto che ormai fingono acquiescenze dimenticando che la personalità giuridica dello stato è strutturata sulla somma dei diritti dei cittadini e non sulla “idolatria dei limiti” sedimentata da una magistratura che apertamente banalizza il diritto. Millenaria costruzione di regole e dottrine, “satura” di astrazioni modulate sul sessismo, nel corso della storia la norma giuridica è stata infatti un conglomerato di certezze balorde e crudeli declinate seppellendo non solo il diritto all’autodifesa ma istituendo addirittura l’etica della ginofobia.
In questi anni noi femministe abbiamo messo in luce che chi è psicologicamente anchilosato dalle tradizioni non sarà mai in grado di agire contro lo statuto di una ideologia giuridica e politica decrepita. Possibile che non sappiate rilevare le distonie esistenti tra le migliaia di sentenze che affievoliscono il senso della giustizia e la mancanza di coincidenza tra le stesse e quella Costituzione definita la più bella del mondo? O forse, questa lettura appartiene soltanto a chi non ha vegetato nel letargo comunista. Il sentimento di giustizia è una consapevolezza individuale, la sola che può animare un ordinamento sociale: in tempi non troppo lontani persino la schiavitù è stata dagli uomini organizzata e ritenuta corrispondente al senso di giustizia. La coscienza del diritto individuale non è mai stata configurata nella polis: pensate che le università divulgano alcune aberrazioni come “storia del diritto romano”, mentre sarebbe corretto definirle “storia dei delitti romani”, perché composizione millenaria di teorie la cui brutalità ha costretto milioni di donne e di uomini a ingaggiare lotte estenuanti contro la tirannia.
Quei magistrati o deputati di sinistra cultori della “resistenza alla Borrelli” intendono solo incatenarci all’immobilismo comunista, una tendenza che ancor oggi ipoteca la vitalità umana: malgrado il crollo dell’impero sovietico, la nostra sinistra è ancora impegnata a sterilizzare le relazioni di sessualità e piacere: perciò mantiene aperto il varco a qualsiasi tipo di conflitto dirottato ottusamente verso eruzioni di fobie e fraintendimenti. Ciò che significa preclusione a qualsiasi chiarimento. Io non dimentico i tempi in cui Oscar Luigi Scalfaro venne enfatizzato come “padre della patria” mentre era un tremendo ginofobo, un quasi alieno che osò schiaffeggiare una signora seduta con altri ospiti al tavolo di un ristorante: indossava un abito elegante che non gli piaceva… Nei giorni successivi si era scusato con il di lei marito, ma mai con la donna schiaffeggiata. Pensate che il Pci-Pds adulò quell’uomo come un “integerrimo” presidente della Repubblica. Personalmente tra i due protagonisti io scelgo Berlusconi, un uomo che riconosce la multiformità umana, il quale dovrebbe considerare la decadenza da senatore come l’ultimo strumento di ridicola vendetta della sinistra tutta. In realtà quel titolo non è onorifico, perché tra i senatori vegetano individui assolutamente disadatti alla contemporaneità.
Sono infatti tantissime le zone grigie presenti nella Pubblica amministrazione, per non ricordare l’astrattezza delle enunciazioni costituzionali, stilate e saturate con affermazioni che rovesciano addirittura i significati della storia. Quell’astrattezza prescinde infatti totalmente da una interpretazione autentica degli antefatti storici e della feroce storia degli uomini, mai messa a confronto con la storia edificante dell’universo femminile. Ed è proprio in conseguenza di quelle ottuse omissioni che ancor oggi la collettività è depurata dalla cultura eterosessuale dell’esperienza, tanto che la maternità è ancora ritenuta una vicenda privata della singola donna, mentre fa riferimenti continui all’inferiorità femminile e mai a quella maschile. Per fortuna ognuna di noi ha mantenuto una propria percezione dell’articolazione dell’esistenza e perciò non si è adattata supinamente alle paranoie della Parità (con chi?) con le quali i parlamentari hanno tentato di snaturare i dinamismi della convivenza. L’inefficienza e l’ingiustizia che oggi decorano i nostri tribunali sono il risultato della mancata evoluzione culturale di individui che affollano quegli organismi. Avete già dimenticato il linguaggio e le determinazioni assunte in anni recenti da magistrati nei processi per stupro? I magistrati farneticavano di “violenza carnale” e di “congressi carnali” per riferirsi alla persona offesa! E non dimenticate il malefico schema del “peccato originale” e ciò che ha provocato, fino ai milioni di donne mandate al rogo da clerici e magistrati.
Perciò oggi abbiamo il compito di fare una rapida riflessione oltre che sulle psicosi individuali anche su quel pericoloso potere discrezionale attribuito alla magistratura e anche sull’arbitrarietà dell’azione penale obbligatoria che appare oggi come un ostentato tentativo di mettere in quarantena una sola persona, Silvio Berlusconi. Noi tutti dobbiamo avere il coraggio di sostenere le verità che fondano la sua esperienza, togliendo l’ipoteca ordinata con una valanga di procedimenti che avrebbe potuto schiacciare chiunque. E’ superfluo ricordare che è sempre stata la coscienza del diritto naturale a far fermentare e lievitare in ogni essere umano la dimensione amorosa e tollerante della convivenza determinando lo sviluppo dei significati individuali che si sono poi andati lentamente rispecchiando nella realtà, in contrasto appunto con i malefici teoremi del “diritto”.
Il concetto di giustizia dovrebbe infatti spingerci a riconoscere nell’altro una deontologia che conduca al di là dell’azione puramente repressiva dei codici. Perciò ci distinguiamo dalla ferocia animale ma anche da quella simulata che traspare come corredo mentale di una sinistra europea tutta orientata contro Berlusconi – organizzatore politico di orientamenti opposti – per mettere la parola “fine” alla sovranità della persona e al suo diritto alla tutela da aggressioni di “burocrati”, attori di azioni coercitive assurde e incompatibili con la realtà. Puntano infatti a smontare gli orientamenti ideali non di una singola persona, ma di una larga parte della popolazione.
Dovremmo tutti interrogare i procuratori della Repubblica sulla esondazione di intercettazioni eseguite raggiungendo non solo gli ospiti di cene e incontri serali ma persino ispezionando ciò che avveniva nelle stanze da bagno e nelle camere da letto per comporre un’istruttoria su di una presunta “induzione” a fare qualcosa di cui non si ha nessuna certezza! In realtà lo scopo era quello di svendere presunte infamanti manifestazioni sessuali al pettegolezzo di una certa stampa ormai parallela alle strutture inquisitorie e quindi cristallizzata non sulla verifica dell’autenticità dei fatti, ma specializzata sulla falsariga insultante dell’informazione. Vorrebbero addirittura fare di Berlusconi un semplice eunuco. La “corsia” del vituperio, durata vent’anni alla quale forse si deve anche l’evidente attentato di quell’individuo (definito poi “disturbato”) che ha mirato con odio e lanciato con precisa intenzione e attenzione una statuetta di bronzo sul viso di Berlusconi, persona che non conosco.
Certamente il Parlamento ha mancato al compito di depennare migliaia di norme affastellate che ci hanno imprigionato nella rete dell’Impersonalità. Tuttavia i tribunali appaiono ormai sempre più come succursali di finalità distruttive. Fanno il verso a una sinistra che sul piano politico continua a radicarsi come “il popolo italiano per eccellenza”, una esclusività che gli consente di far dilagare conflittualità di segno spregiativo verso coloro che si orientano nella realtà in altro modo. Perciò attenti tutti a non farsi contaminare da quell’acredine furiosa – o meglio psicosi – dispensata a piene mani contro Berlusconi. Le malvagità dispensate dagli aderenti al Pci poi Pds poi Pd io le conosco di persona, visto che sono stata oggetto per lunghi anni di squalifiche e ostilità da parte di “compagne” e dirigenti del Comitato centrale comunista. Conosco bene la putrefazione che sanno far dilagare contro qualsiasi “avversaria/o” da quella fortezza ideologica (inespugnabile solo in Italia); ricordo che Maria Vittoria Tola, allora assessore alla Parità della provincia di Roma, ci aveva convocate a una riunione sulla guerra dei Balcani e sulla prostituzione nei paesi dell’est. Intervenni precisando che preferivo contrastare quella dei compagni e di tutti gli uomini che qui, in Italia, praticavano indisturbati violenze indicibili; inoltre le ricordai anche che le famose parlamentari comuniste avevano osteggiato la senatrice Merlin che da sola aveva lottato per cancellare dalla storia le maledette “case chiuse”. La Tola mi apostrofò dichiarando: “Tu Banotti sei una donna molto… anzi assolutamente pericolosa”. Quella militante aveva dimenticato che proprio il suo partito aveva consolidato il sessismo nel secolo che vedeva prendere corpo la novità del femminismo (altro che vaticinare la lotta di classe). Fu un secolo di clamorosi tribalismi marxisti che tuttavia non riusciamo a liquefare perché si è consolidato come palese assuefazione all’ingiustizia contro chiunque non faccia parte del clan comunista: esattamente come fanno ancora i rom.
Ricordatevi che soltanto in virtù della forza dell’esistere – quel favoloso patrimonio femminile millenario ancora disconosciuto dalle teorie filosofiche – il diritto soggettivo potrà animare il nostro attuale senso della giustizia. Ecco allora che il diritto individuale diventerà per la prima volta (dopo millenni) quella spinta attiva a riconoscere gli altri per poi aprirci alla comunicazione ed all’affettività. Non al disprezzo o al gusto vendicativo che apre soltanto all’arbitrio politico (leggetevi “La Mente prigioniera” di Milosz Czeslaw).
di Elvira Banotti